L’uomo e la lava – 3B
BIOLOGIA E GEOGRAFIA

I vulcani rappresentano la più spettacolare manifestazione delle forze che dalle profondità fanno muovere la superficie terrestre. Il primo cronista che descrisse dettagliatamente un’eruzione fu Plinio il giovane, che assistette al risveglio improvviso del Vesuvio nel 79 d.C. ma anche altri vulcani che si ritenevano ormai spenti tornano ad esplodere liberando una forza immane accumulata in secoli e millenni di calma assoluta,causando distruzioni catastrofiche e cambiamenti climatici a livello planetario. Fino a pochi decenni fa le indagini geologiche avevano pochi mezzi a disposizione e la storia dei singoli vulcani era quanto mai lacunosa. Oggi si può indagare nelle viscere della Terra e ricostruire storie che sono iniziate anche centinaia di milioni di anni fa. Non solo: con le immagini satellitari ogni edificio vulcanico è tenuto costantemente sotto osservazione e i rilevamenti continui effettuati attorno ai vulcani consentono, almeno in una certa misura, di valutarne la pericolosità.
Simbolo dell’energia tellurica, l’Etna occupa una posizione privilegiata nel cuore del Mediterraneo. Celebrata dai poeti dell’antichità, prima di divenire oggetto di moderne investigazioni scientifiche,è oggi conosciuta meglio di qualsiasi altro vulcano. Tutto contribuisce a conferirle un valore d’eccezione: il suo quadro geologico e geografico, la diversità dei suoi fenomeni eruttivi, la natura del suo ambiente, il numero e la ricchezza dei problemi che essa pone.
La storia del nome dell’Etna è antichissima. Già i Greci avevano dato al vulcano il nome Etna che vuol dire Monte ardente. Molto tempo dopo i Saraceni attribuirono al vulcano il nome di Giubal Huttamat , Monte del fuoco.Utilizzando in seguito il solo vocabolo Giabal, i siciliani vennero a formare la nuova espressione Monte Gibel e poi Monte Gibello fino a quando, nei tempi più vicini a noi, fu chiamato Mongibello.

Nonostante la sua giovane età, databile nell’ordine di alcune migliaia di anni, l’Etna offre a chiunque si accinge a risalire le sue pendici un campionario biologico di inestimabile interesse ed una ricchezza di aspetti paesaggistici così varia e mutevole da rendere questo vulcano la meta ambita di studiosi, di scrittori e semplicemente di quanti desiderino accostarsi alla natura e scoprirne i celati segreti. Il fascio dell’Etna si presenta a volte in stridente contrasto con quelle manifestazioni naturali,violente e distruttrici, nelle quali si riconoscono taluni effetti devastanti che hanno trasmesso alla gente dell’Etna terrore e sacro rispetto verso il gigante irrequieto.

Le antichissime formazione eruttive, la cui messa in posto si fa risalire da mezzo milione a settecento mila anni fa, e i cui resti affiorano lungo la costa ionica poco a nord di Catania, sono ancora sottostanti a lembi argillo-marmosi quaternari, che qui non sono mai stati perforati, testimoniando la loro origine intrusiva (subvulcanica). Solo in qualche zona ma chiaramente in ambiente submarino, si ebbero i primi trabocchi lavici che diedero luogo alle singolari pillow-lavas, cioè la lava con superficie a masse globulari (a cuscino): masse laviche associate inoltre a materiale brecciato, fortemente cementato, formato quasi esclusivamente da frammenti di materiale vetroso, ricco di minerali carbonatici e zeolitici, materiale detto ialoclastite.
Chi non ha mai visto i vulcani ha la tendenza ad immaginare un inferno di fuoco e lava spandere intorno il terrore in un’atmosfera apocalittica.
Presso gli abitanti dell’Etna, un’eruzione, anche disastrosa non suscita più panico che una piena del Senna per i parigini.

La nascita del vulcano etneo è legata al fatto che l’area in questione è prossima alla zona di collisione tra la placca eurasiatica (a nord) e quella africana (a Sud). Questa situazione geodinamica, mentre a nord dà luogo al vulcanismo acido (esplosivo) delle isole Eolie, per la fusione della crosta continentale della placca africana che si immerge sotto quella euroasiatica, favorisce a sud l’apertura di fessure distensive e profonde attraverso le quali il magma del mantello può risalire.
Questo ha dato luogo alla formazione di numerose sacche magmatiche allungate verticalmente sotto il vulcano Etna o anche prossime alla superficie. Di solito in un vulcano a condotto aperto ed ad attività persistente, come l’attuale Etna,vi è quasi sempre una colonna magmatica all’interno del Cratere Centrale o dei Crateri terminali.

Ogni eruzione ha delle caratteristiche proprie che la distinguono dalle altre. Tenendo presente questo concetto, è stato comunque possibile classificare le eruzioni etnee in 4 tipologie fondamentali:
1) le eruzioni terminali : si verificano quando l’attività esplosiva ed effusiva è concentrata al Cratere Centrale e/o ai Crateri di NE / SE. Nel corso di queste eruzioni si assiste a violenti esplosioni: fontane di lava, scorie incandescenti,espulsioni di cenere nera.
Due esempi recenti di questo tipo di eruzione sono quelli del ‘64 al Cratere Centrale e del 24 settembre ‘86 al Cratere NE.
2) le eruzioni subterminali: si verificano quando l’attività esplosiva ha luogo ai Crateri sommitali e/o da un Cratere di esplosione formatosi durante l’eruzione.
3) le eruzioni laterali: si verificano quando l’attività esplosiva ed effusiva è concentrata lungo la fessura eruttiva o lungo un sistema di fessure apertesi sui fianchi del vulcano. Di solito da queste fessure fuoriescono una serie di coni di scorie,lapilli e ceneri.

4) le eruzioni eccentriche: si verificano quando il condotto di risalita del magma è completamente indipendente da quello del Cratere Centrale. In questo caso l’attività eruttiva ha luogo a quote relativamente basse. Si formano coni isolati, formati da lapilli e ceneri.
Il maestoso ed inquietante spettacolo di una colata lavica etnea che avanza distruggendo boschi, colture ed abitazioni è il risultato di un meccanismo dinamico in cui un fluido molto caldo e viscoso (la lava), scorrendo su una superficie accidentata (il terreno), aggira ogni rilievo e tende ad incanalarsi nei valloni, lungo i quali si estende anche per molti chilometri. Il raffreddamento inizia già dalle prime fasi di scorrimento della colata lavica, ed interessa le porzioni più esterne, poste a diretto contatto con l’aria fredda. In breve tempo una spessa crosta, avvolge le zone più interne e più calde del corpo lavico e, rallentandola dispersione di calore, le mantiene fluide e in grado di avanzare. Quando l’afflusso dalla bocca eruttiva si esaurisce, la lava contenuta ancora all’interno del condotto lavico fluisce per qualche tempo sotto la crosta solida, finché, svuotando il canale dove scorre, lascia dietro di sé lunghi tunnel ed ampie cavità che sono stati utilizzati spesso in epoche remote come abitazioni o sepolcreti.
L’Etna,che fino ad oggi era conosciuto come il vulcano più alto (3350 m) e più esteso(1250 kmq) di Europa, negli ultimi 15 anni ha mostrato di essere anche uno dei vulcani più attivi del mondo.
Fra le più di cento eruzioni etnee avvenute in tempi storici di cui si hanno delle notizie ben precise ne elenchiamo 4 per importanza e originalità:

●L’eruzione del 1614-24 è l’evento eruttiva più lungo verificatosi sul vulcano Etna in tempi storici essendo durato un decennio. Si tratta di una tipica eruzione lenta che ha dato luogo ad un vastissimo campo lavico ricco di tunnel di lava.
● L’eruzione del marzo 1669 deve considerarsi come l’eruzione più importante avvenuta nell’area etnea negli ultimi secoli. Ha avuto luogo nel versante sud-orientale del vulcano. Le colate hanno distrutto 9 villaggi ed hanno raggiunto, dopo aver percorso 15 km, la città di Catania ricoprendola parzialmente. Le lave sono quindi penetrate in mare per circa un chilometro e mezzo.
●L’eruzione del ‘28 è stata quella più disastrosa in tempi storici. Questa eruzione può definirsi una eruzione parossistica per la breve durata, per l’alta temperatura e fluidità delle sue lave e per il fatto che è rappresentata da un’unica e lunga corrente lavica(8 km).
- L’eruzione del ‘50-51 è senz’altro la più importante eruzione del XX secolo. Pur avendo le caratteristiche di un’eruzione quieta, le sue colate hanno raggiunto lunghezze considerevoli (10 km).
Se è vero che la cima del vulcano è la dimora di un deserto roccioso, tanto a causa del rigore del clima quanto a causa dei fenomeni eruttivi, le sue basse pendici hanno i terreni tra i più fertili e popolosi del mondo: più di un milione di persone vivono nella provincia di Catania.
Anche a metà altezza il fogliame dei grandi alberi offre un asilo di freschezza e di verde ai cittadini oppressi dalla calura estiva, specialmente quando soffia l’essiccante scirocco.
Ai piedi del vulcano, l’atmosfera verso mezzogiorno è già offuscata.
Man mano che si sale di quota, l’aria raggiunge il tepore di un serata primaverile.
Ancora più in alto nella zona morta, sono numerose le placche di neve ed il minimo soffio di vento ha la durezza di un bacio invernale.
Queste tre divisioni climatiche delimitano tre regioni naturali della montagna, da tempo distinti dagli autoctoni.

Regione I: La prima regione o pedemontana/coltivata corrisponde alla parte del vulcano abitata e valorizzata.
Regione II: La seconda ragione boscosa (1000-2000 m) sede di una moltitudine di alberi, boschi e felci.
Regione III: La terza regione aperta/scoperta/deserta è essenzialmente sterile. Il suolo fatto di sabbia nerastra o di speroni di lava pietrificata è poroso e privo d’acqua, tranne le fonti dovute allo scioglimento delle nevi.

L’Etna presenta inoltre due volti: Uno è il felice “campus aetneus” tanto esaltato dagli antichi per la sua feracità straordinaria.L’altro aspetto è lo squallore dei deserti di scorie laviche, nevastri e ferrigni, talora inaccessibili per secoli alla vegetazione, torridi al sole estivo, luoghi che sembrano condannati.

Una certa uniformità del paesaggio è qua e là interrotta da sparsi cespi di piante, che nei periodi di piena fioritura accendono la vita nei siti più monotoni ed inospitali. Qui possiamo cogliere uno tra i tanti singolari aspetti delle interazioni, nella flora etnea, tra caratteri genetici e ambientali. È il caso di una composita del genere Senecio, di cui le condizioni di adattamento variano al variare dei fattori pedo-climatici.
Conseguenza dell’adattamento all’ambiente altomontano dell’Etna è uno xerotifismo (capacità di sopravvivere in condizioni di siccità) più o meno marcato e di una tipica morfologia dell’entità,riunite in associazioni vegetali altamente specializzate alle condizioni pedo-climatiche, e conseguente tendenza ad assumere lo stesso portamento pulviniforme ed alquanto spinoso, per riduzione e metamorfosi fogliare.
L’area etnea è conosciuta nel mondo per i suoi prodotti agricoli che da secoli la contraddistinguono specialmente per la produzione artigianale di gustosi pistacchi,nocciole e mandorle. Tipici sono anche il miele ed i famosi funghi dell’Etna,specialmente quelli della specie porcino, o quelli “Di Ferla’’, presenti alle quote più basse del vulcano, sotto le fronde della Ferula.
Anche i robusti vini dell’Etna, per la tipicità della terra vulcanica e l’altitudine delle zone di produzione, sono apprezzati nelle parti del Mondo dove ormai la commercializzazione li ha diffusi. Essi sono il prodotto di vitigni autoctoni distribuiti nei terrazzamenti appositamente predisposti lungi i fianchi del vulcano;in particolare le aree vocate per i vini rossi sono quelle di Randazzo, Castiglione di Sicilia, Viagrande, Zafferana Etnea, Milo e Santa Venerina.
BIBLIOGRAFIA
[Vulcani – Francois Girault, Philippe Bouysse, Jean-Philippe Rancon]
[L’Etna e il mondo dei vulcani – G. Patanè, S. La Delfa, J-C. Tanguy]
[Storia naturale dell’Etna – AUTORE]
[Etna, un ritratto del vulcano – Signorello L.]
[L’Etna un vulcano una civiltà – AUTORE]
[Etna il vulcano e l’uomo, Maimone]